Parrocchia della Trasfigurazione Succivo


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Fraternità di Emmaus

Gruppi



Il cammino ecclesiale della Fraternità di Emmaus è iniziato l’8 settembre 1990, primo centenario della professione solenne di S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo: in quel giorno un gruppo di giovani si ritrovò al santuario della Vergine del Rosario di Pompei (NA) per affidare nelle mani della Vergine Maria il desiderio di santità che il Signore aveva acceso nei nostri cuori. Quel giorno abbiamo fatto il primo passo di una storia che il buon Dio avrebbe provveduto ad arricchire con la presenza di tanti altri amici. Senza sapere nulla dei progetti di Dio ci siamo incamminati con umiltà e decisione nelle vie che egli con imprevedibile sollecitudine mostrava. Abbiamo chiesto la grazia di saper accogliere tutti i suoi appelli e le sue pro-vocazioni. E tuttavia, quel passo era decisivo, in esso vi era come l’intuizione fondamentale: la Fraternità non è nata da un progetto ma da una chiamata, non dal desiderio di fare qualcosa ma dall’impegno di consegnare la nostra vita nelle mani di Dio. L’abbiamo fatto con la semplicità dei piccoli, per questo abbiamo scelto di farlo in una festa mariana e di affidare alla Vergine il nostro ingenuo desiderio di santità.

Tre tappe

Ogni realtà ecclesiale nasce già con una missione, nel suo
dna vi è come il bisogno inderogabile di svolgere il compito che il buon Dio ha affidato. Non è detto che fin dall’inizio la missione sia già evidente, in genere è presente solo in embrione, come un’intuizione che nel corso degli anni viene sempre meglio compresa e precisata. Il cammino compiuto in questi anni è stato piuttosto articolato, con grande stupore abbiamo visto che dallo stesso carisma sono nate molteplici opere. Possiamo individuare tre tappe essenziali, tre sentieri che oggi sono stabilmente intrecciati: la preghiera, l’evangelizzazione e la carità. Questi diversi sentieri sono parte di un’unica storia, come raggi di una stessa luce. Per questo devono intrecciarsi e sostenersi reciprocamente pur nella legittima autonomia operativa di ciascuna esperienza. Sono tre opere nate in tempi successivi, anche se le intuizioni fondamentali sono presenti fin dall’inizio.

La prima
opera è la preghiera: all’inizio della nostra esperienza il Signore ci ha chiesto di partecipare alla vita ecclesiale attraverso questo ministero nascosto ed efficace. A coloro che gli chiedono quali opere di Dio devono compiere, Gesù risponde: “Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato” (Gv 6,29). La preghiera ci pone dinanzi al mistero di Dio, esprime la nostra fede in Lui, rivela e conferma la nostra convinzione che tutto viene da Lui. È la preghiera che ci plasma e ci rende, come scrive Paolo, “opera sua” (Ef 2,10). L’impegno iniziale, che è rimasto una dimensione essenziale, era quello di celebrare ogni sera la Compieta. In questa semplice preghiera era come racchiuso il nucleo del nostro ideale. Nel corso degli anni questa intuizione si è ulteriormente arricchita ed oggi si esprime in tante forme di preghiera, la più intensa è quella dell’adorazione eucaristica settimanale che si svolge ogni giovedì e, nelle oasi di Fraternità, ogni notte tra sabato e domenica. Attraverso questa silenziosa preghiera la Fraternità raccoglie e presenta al Padre il grido di tutti gli uomini e la quotidiana fatica di quanti sono impegnati a costruire il Regno. La promessa eucaristica, che impegna alcuni a partecipare ogni giorno all’Eucaristia, è l’ultima, in ordine di tempo, espressione di questo carisma.

Nella seconda fase abbiamo compreso la necessità di
comunicare la nostra esperienza di fede. L’annuncio del Vangelo è diventato così l’impegno prioritario perché sappiamo per esperienza che chi s’incontra con Cristo diventa artefice di una storia nuova. Il libro di Tobia si chiude con l’invito che l’angelo Raffaele lascia ai protagonisti del racconto:

“Benedite Dio e
proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio” (Tb 12,6).

Siamo chiamati a “
proclamare le opere meravigliose” di colui che ci “ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1Pt 2,9). Abbiamo allora iniziato a dar vita a piccole comunità (giovani o sposi) nelle quali l’ascolto della Parola e la comunione fraterna s’intrecciati con il servizio alla Chiesa e ai fratelli più poveri. Queste comunità sono per noi uno strumento indispensabile per attuare una seria pedagogia di fede, costituiscono la via ordinaria di un’articolata ed organica proposta che conduce gradualmente le persone a scoprire il significato del battesimo e a viverlo nella propria vocazione. In questo cammino la chiamata alla santità diventa per tutti e per ciascuno un appello esigente da accogliere e incarnare nella propria esistenza. La fedeltà alla comunità diventa così la condizione stessa del cammino.

A partire dal 1993 abbiamo iniziato a camminare nei
sentieri della carità. Più che una scelta, anche in questo caso abbiamo risposto ad una chiamata giunta per vie imprevedibili. Avevamo sviluppato una particolare sensibilità per la vita nascente, rispondendo ad un appello della Chiesa italiana, che a sua volta raccoglieva una particolare sollecitudine di Giovanni Paolo II. Ma solo nel ’93 abbiamo iniziato con i colloqui per la vita con mamme che avevano intenzione di abortire, questo impegno ci permesso di conoscere tante famiglie da assistere e accompagnare. Più tardi, la scoperta del crescente disagio minorile ha fatto nascere un’ampia e articolata attività a favore dell’affido familiare che coinvolge e sollecita il protagonismo delle famiglie. In questo solco è nato anche l’impegno per la genitorialità: in questo tempo di veloci e radicali trasformazioni sociali e culturali, affrontare la questione educativa diventa non solo urgente ma essenziale per costruire un patto tra le generazioni e gettare un ponte sul futuro. Quest’ampia attività ha assunto fin dall’inizio una forma associativa, quello della Federazione Progetto Famiglia, che ha un suo volto e una sua autonomia.

Un capitolo a parte è quello che vede la Fraternità impegnata in altri Paesi del mondo. Questa avventura è iniziata nel 2003, in risposta alle continue e pressanti sollecitazioni di Giovanni Paolo II. In pochi anni, grazie anche alla struttura dell’associazione
Progetto Famiglia, la Fraternità ha elaborato e realizzato molti progetti di cooperazione in Burkina Faso, Israele, Palestina, Libano e Ucraina. Ogni anno, a partire dal 2005, la Fraternità propone un Meeting che accoglie in Italia persone provenienti da diversi paesi per stringere e consolidare rapporti di amicizia e di collaborazione.

La nostra piccola comunità ecclesiale sta scrivendo una storia di carità nella quale vi sono pagine eroiche che Dio solo conosce. “La carità non avrà fine” (1Cor 13, 8), scrive l’apostolo Paolo nello splendido inno alla carità. A noi non interessa costruire opere che durano nel tempo ma rivestire ogni impegno con la luce della carità. Solo questo, infatti, dona alle cose il sapore dell’eternità. Le opere, anche quelle più belle, muoiono, la carità rimane. “Ubi caritas, Deus ibi est”: quest’antica sentenza rivela il motivo più profondo del nostro impegno nella storia. Chissà quante altre opere il buon Dio ci chiederà di fare! Bisogna sempre ricordare tuttavia che non sono le opere che contano ma l’obbedienza della fede.


Le oasi

Fin dai primi anni, in diverse occasioni siamo stati chiamati ad aprire le porte di casa per dare accoglienza a chi si trovava in difficoltà (in particolare gestanti e madri con figli) e così abbiamo maturato l’idea di dare vita a
luoghi di accoglienza per minori, gestanti e madri con figli. Sono nate così le oasi di Fraternità. La prima casa è stata ufficialmente inaugurata nel 1998 ed è stata dedicata a Maria, Madre della vita. Negli anni successivi sono state aperte altre case sia in Italia che all’estero (Burkina Faso). L’oasi non è solo un luogo di carità, la presenza di Gesù Eucaristia permette di stare ogni giorno alla presenza del Risorto che fa nuove tutte le cose. L’ascolto quotidiano della Parola, la comunione fraterna e l’accoglienza cordiale dei fratelli in difficoltà fanno dell’oasi un segno e un annuncio di quella speranza che nasce dalla fede.

Riconoscimento ecclesiale

Alla fine del 2001 abbiamo presentato al Vescovo di Nocera Inferiore – Sarno, la diocesi in cui è nata la Fraternità di Emmaus, la domanda per il riconoscimento ecclesiale. Il 4 febbraio dell’anno successivo la diocesi concedeva un primo riconoscimento
ad experimentum, poi rinnovato tre anni dopo. Il 4 dicembre 2007 abbiamo rinnovato la richiesta, chiedendo l’approvazione definitiva di questa esperienza di fede. L’8 settembre 2008, lo stesso giorno in cui questo cammino è iniziato, mons. Gioacchino Illiano ha firmato il decreto con il quale riconosce la Fraternità di Emmaus come associazione privata di fedeli. Per una provvidenziale coincidenza quest’anno è segnato dalla beatificazione dei coniugi Martin, i santi genitori di Teresa di Lisieux, che abbiamo scelto come patrona della Fraternità. È per noi un segno e un augurio, un invito a camminare nella santità e in particolare ad accompagnare gli sposi a percorrere quella “via stretta” che dona la pace e la gioia del cuore.

La conferma ecclesiale è solo il punto di partenza di un itinerario che ora può camminare ancora più velocemente nei sentieri della storia. Viviamo nell’oggi con lo sguardo rivolto all’eternità. Vogliamo fare tutta la nostra parte senza però dimenticare che la Gerusalemme celeste verrà dal Cielo, come ua sposa (Ap 21,2). Insieme a Teresa di Lisieux cantiamo: “Ben presto volerò a dir le sue lodi, un dì senza tramonto splenderà sulla mia anima: allora canterò sulla cetra degli Angeli, canterò l’oggi eterno” (Il mio canto d’oggi ).

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